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"Dolores Prato scrive San Ginesio" (Itinerari)
Data Inizio: domenica 18 settembre 2011 ore:16,00
Data Fine: domenica 18 settembre 2011 ore:19,00
Segnalato da: medievalia

 

Incontro sul libro di Dolore Prato " Campane a San Giocondo". San Giocondo è San Ginesio il paese dove la scrittrice, giornalista e saggista ha insegnato alla Scuola Normale

Il desiderio di scrivere la “storia naturale” della personalità di un personaggio forte e ben tornito come quello di Don Pacì ,il sacerdote di San Genesio, paese dove Dolores – che nel romanzo preferisce esporsi con il nome antifrastico di Letizia – aveva insegnato tra il 1923 e il 1925 presso la Regia Scuola Normale Promiscua “Matteo Gentili”) emerge con forza e simpateticità dalle pagine del romanzo.

Il protagonista vero della narrazione è, tuttavia, il paese stesso di Sangiocondo con la sua autonomia intrinseca e invincibile, il suo gusto per l’indipendenza e il rifiuto della sottomissione al Potere e ai potenti, con le sue campane traboccanti gioia e volontà di vita. In un paese così, gli abitanti non possono che essere straordinari (forti e poco intelligenti insieme come Gigì oppure ostinati e geniali come il maestro Alcesti Rummi, autore di un concerto per sole campane dal titolo emblematico di Le campane della Patria per il quale, dopo l’entusiasmo iniziale e il desiderio espresso dalle autorità di trasformarlo in un’opera nazionalista, riceverà l’ostracismo da parte del regime fascista e la condanna al confino). Ma su tutti giganteggia il parroco don Pacì (Pacifico, terzogenito dopo Primo e Maria e simbolo della pacificazione del padre con il mondo). Pacì appare esemplato, anche onomatopeicamente, su Zizì, lo zio prete di Dolores a Treia, l’uomo che le aveva fatto da padre (così come il prete di Sangiocondo farà da padre a Benedetta, la nipote amatissima e causa indiretta dell’esilio dello zio). Pacì è un prete animoso, desideroso di applicare il Vangelo più che spiegarlo ai suoi compaesani, attraversato da “astratti furori” di trasformazione della sua parrocchia in una “vera comunità cristiana” (inutile dire che il vescovo osteggerà fino alla fine questo suo desiderio).

 




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